RADIANZE

Archive of Visual Research

Archivio dei testi

2018 — 2026 · TALKNOISE · PAROLE / SUONO / RITMO

Due momenti della ricerca di Talknoise, raccolti in una pagina dedicata alle parole, ai frammenti e al loro ritmo.

2018 — 

La raccolta originale


01 — Un canto

questo è un canto
questo non è un canto
quello che tu chiami lamento
questo è un suono
questo non è un suono
quello che tu chiami ricordo
sull’altare i pezzi sacri dell’amore
le cosce il seno il collo/il culo e tutto il resto
frammenti che fanno la meraviglia
il cervello il cuore lo stomaco/il cazzo e tutto il resto
ci stendiamo ci rialziamo da questi letti sfatti
ci odiamo ci amiamo in questi interminati spazi
nell’imprecisione/nel dolore del nostro occhio bucato
nella sospensione/nell’attesa del sangue e del vino
nell’indecisione/nel delirio del tempo avvitato
torniamo nelle vecchie case a rubare ciò che manca
succhiamo le parole, gli sguardi e le ultime possibilità
torniamo nelle piazze per farci il bene che sfianca
facciamo giri lunghissimi per tornare alla realtà
tutto quello che non possiamo più avere
tutto quello che possiamo ancora prendere

02 — Se

se fossi un filosofo francese sarei Gilles Deleuze che si getta dalla finestra
se fossi una finestra sarei quella che da sulle scale
se fossi una scala sarei una pentatonica suonata da Miles Davis
se fossi Miles Davis suonerei solo agli angoli delle strade
se fossi una strada sarei la Bowery negli anni Trenta
e se avessi trentanni
se avessi di nuovo trentanni
rifarei tutti i miei errori ad uno ad uno
tutti i miei errori ad uno ad uno
se se se se se se
se fossi un errore sarei il più luminoso
se fossi una luce sarei quella sul tuo comodino
se fossi un comodino sarei quello della regina del mondo
se fossi la regina del mondo abdicherei e me andrei su un’isola deserta
se fossi un’isola deserta sarei un’isola maledetta
se fossi una maledizione sarei quella sulla tua testa
se fossi la tua testa inizierei a preoccuparmi
se fossi una preoccupazione me ne infischierei di tutto il resto
se fossi il resto sarei il resto di niente
se fossi niente sarei una star
se fossi niente sarei una star
se se se se se se

03 — PPP

Non riposerai in pace. Mai. Perché ti hanno ammazzato. Perché ti hanno ammazzato? Non riposerai mai. In pace. Nel peccato. Per la patria. Sulla strada. Nelle chiese. Non ti leggeranno. Non ti leggeremo. E parleremo. E parleranno. Sempre. Di te. Un pensiero capovolto. Un corpo spezzato. Poesia in forma di vita. Violenza in forma di rosa. Follia di cinema e pallone. Da Sodoma a Salò. Hai avuto Roma. Tutta Roma. Le prostitute, le canzoni, i quartieri, i ragazzi, le televisioni. Non riposerai. In pace. In pace. In pace.

04 — Quasi

il passato, che cos’è?
è un concetto vuoto
un cielo capovolto
dove le persone fluttuano
dove persistono immagini
dove le storie galleggiano
il passato, che cos’è?
è un confine aperto
uno spazio astratto
dove i bambini volano
dove persistono immagini
dove le storie galleggiano
quella città è così per me
quasi del tutto dimenticata
e il poco che ricordo
lo ricordo con una intensità eccessiva
strade, edifici, piazze
pezzi di un mondo che tornano nei miei pensieri
pezzi di un mondo che vivono nei miei sogni
pezzi di un mondo che riempiono i miei incubi
pezzi di un mondo che tornano nei miei pensieri
quella città è così per me
quasi del tutto dimenticata
quasi completamente
quasi del tutto
quasi completamente
quasi quasi quasi
la condizione umana è così misera
ci obbliga a una lotta eterna
per modulare il nostro ambiente interno
e siamo sempre sballottati come nuvole
da un vento freddo e alto che decide

05 — La sconfitta perfetta

te ne sei andata dal buco che inghiotte
te ne sei andata da ogni bellezza da ogni sofferenza
e la sofferenza era la tua
e la bellezza era la tua
che cos’è ora la tua vita?
la tua sopravvivenza
stai come stavi 100 anni fa a New York
nelle strade alcoliche nell’orizzonte in fiamme
ti muovi veloce come dentro un punk-movie
che cos’è ora la tua vita?
il tuo vagare breve
stai come stavi 100 anni fa a New York
nelle alcove tragiche nelle albe drogate
ti muovi feroce come dentro un punk-movie
tu eri quella con un dollaro nella tasca bucata
tu eri quella con il dolce rumore nella stanza
tu eri quella con troppe idee che svitano la testa
adesso sul piatto gira il richiamo del ritorno
ha il suono violento della sconfitta perfetta
sono i titoli di coda di un amore incompiuto
il sogno che hai mandato al tappeto

06 — Attesa stanca

Attesa stanca. Di un altro inizio. Nel mio silenzio. Attesa stanca. Del tuo contatto. Nel nostro letto. Attesa stanca. Prendere il volo. Fottere il mare. E attraversare un nuovo amore. Non restare su una sola idea. Non versare una sola lacrima. Non pronunciare una sola parola. Non. Non. Non. Bucare il vento. Essere il flusso. E cancellare ogni complesso. Siamo stati i marcatori dei giorni. La polvere gettata negli occhi. I prigionieri imperfetti. 46 Siamo stati i segnali incompresi. Gli amanti infelici. Il fumo alzato dai tappeti. Ma il coraggio ci vuole per non amare mai E il coraggio o la follia o la distrazione ci vuole per non amare mai. E delle cose impure non testimoniare. E non vedere più niente. E non sentire più niente. Siamo stati Edipo. Lo siamo ancora. Lo saremo sempre. Prendere il volo. Fottere il mare. E attraversare un nuovo amore. Non restare su una sola idea. Non versare una sola lacrima. Non pronunciare una sola parola. Non. Non. Non. Bucare il vento. Essere il flusso. E cancellare ogni complesso. Attesa stanca. Attesa stanca. Di un altro inizio. Nel mio silenzio. Attesa stanca. Del tuo contatto. Nel nostro letto. Attesa stanca.

07 — Dziga

L’uomo con la pistola e l’uomo con la macchina da presa. Dove sei Dziga? Vivi in Calabria? Dove ti sei nascosto? Nella luce a riprendere il mondo. Comunque. Riprendere il fuoco. Riprendere la verità. Riprendere il potere. Il potere di vedere. Il potere di non avere potere. Il potere di non fare il male. Il potere di stare solo nella pace. L’uomo con la pistola sta giocando adesso. Dietro di lui nella pineta è nascosto l’orco cattivo. Dietro di lui nei capannoni si muovono i ratti della truffa. Orchestrano affari. Spostano vite. Seppelliscono bellezza. Oggi contiamo nuovi morti. Come ieri. Oggi scattiamo fotografie in bianco e nero. Ricordiamo qualcuno. Amiamo una donna. Un uomo. Amiamo. Oggi cancelliamo un pensiero scomodo. Come ieri. Oggi scappiamo verso il mare intriso di rosso. Rinnoviamo il lutto. Alziamo un canto. Una poesia. Scriviamo. Dove sei Dziga? Sopravvivi in Calabria? Dove ti sei nascosto? Qui dove ci vuole occhio pronto. Qui dove decidiamo il futuro. Chi sei Dziga? Sei una poetessa russa. Sei un corridore nigeriano. Stai con noi? Io lo sento. Sei un jazzista nelle strade di Bed-Stuy. Sei un pittore che sceglie il suo colore. Chi sei Dziga? Stai con noi. Io lo sento. Sei un bambino di Riace. Sei una ragazza su un barcone. Dove sei Dziga? Uomo con la macchina da presa. Io lo sento. Stai con noi.

08 — La sfortuna di avere un’opinione su tutto

la sfortuna di avere un’opinione su tutto complicarsi la vita il pensiero l’amore il sesso ogni giorno qualcuno fa la sua rivoluzione sessuale ogni giorno qualcuno si opera ogni giorno qualcuno sputa nel piatto dove ha scopato la sfortuna di nascere nel posto giusto al momento sbagliato complicarsi la giornata con una telefonata una chat aperta un biglietto uno scontrino ogni giorno il conto corrente langue ogni giorno il bancomat piange e non sputa fuori nessuna rimanenza caccia fuori il sorriso nessun prestito risolleva il morale e la favola non decolla l’intreccio è bloccato alla prima scena al primo personaggio cosa cazzo raccontare ancora cosa immaginare per tirare avanti la carretta partire da posti mitici arrivare in posti fantastici Casablanca Badolato San Diego Diamante Guantanamo mentre il mare infuria mentre il mare d’inverno fa solo il suo lavoro mangia la sabbia convinto di distrugge l’oscenità del cemento litorale tirare la carretta in salvo ci sono esistenze che vogliono dirsi umane volti scavati dal sole vita che brucia la pelle il mare comanda decide sicuro la sua coscienza bagnata dagli umori della storia la sua coscienza che si pulisce il lavoro dei pesci lo sfuggire alle reti agli ami calati alle bombe gettate questo è il tempo della pesca finita il tempo affogato del corpo senza reato noi chi siamo per pensare per pesare sullo scorrere noi che abbiamo le canne pronte le barche pulite le fiocine lucide ma non abbiamo branchie solo nell’acqua potremmo trovare una nobiltà ma i corpi si gonfiano la pelle si sfalda e alla fine galleggiamo passa una vita che ne viene un’altra passa è passata passa una vita che ne viene un’altra passa è passata

09 — Cosa sono diventato

cosa sono diventato? un essere umano depotenziato uno scienziato al contrario posso dirlo senza vergogna perché mi sono inchinato mille volte perché ho distolto lo sguardo mille volte perché ho tenuto la bocca chiusa mille volte perché le mie mani hanno pregato mille volte cosa sono diventato? un essere umano depotenziato uno scienziato scriteriato nonostante l’antenna / nonostante la connessione nonostante l’email / nonostante il cinguettio nonostante il piccione viaggiatore / nonostante il messaggio nella bottiglia nonostante la fibra ottica / nonostante il telegramma nonostante billgates / nonostante stevejobs cosa sono diventato? un bisognoso d’amore e politica / solo amore e politica un bisognoso di parole atti sacrifici / colpi sotto la cintura un bisognoso di musica / che entra nella vena di ritmo che sconquassa lo stomaco di quali altri additivi potrei avere bisogno? solo di acceleratori di emozione in fondo sono un romantico lo sono sempre stato ecco cosa sono rimasto un amante romantico un animale sensibile un neomelodico della vita un bohémien della traccia compatitemi vi scongiuro compatitemi compatitemi io sono un tossico compatitemi datemi cinque euro datemi moneta datemi compatitemi compratemi 365 dosi prendetemi sotto la vostra ala adottatemi per qualche anno datemi cinque euro datemi moneta compatitemi compatitemi mettetemi in una comunità di scienziati solitari mettetemi un collare che sia d’oro che sia prezioso compratemi pagatemi per non fare un cazzo pagatemi per stare al sole mettetemi su un piedistallo e ricopritemi di bronzo lasciatemi in piazza per sempre preda dei piccioni pagatemi la cena pagatemi il pranzo e non lasciatemi sul marciapiede a farmi mordere dalle dentiere prendetemi con voi portatemi nelle vostre cucine e legatemi al frigorifero fatemi fare il bagno nelle vostre jacuzzi amatemi di amore puro compatitemi compratemi una macchina per capire il mondo fatemi vostro per sempre amatemi toglietemi dalla morsa della fame ridatemi la bocca e gli occhi su una terrazza del centro per sentire il vento del 15° piano prendetemi pagatemi amatemi mettetemi in una comunità di scienziati scriteriati a non abbandonatemi mai venite la domenica a parlarmi a raccontarmi delle elezioni presidenziali degli omicidi in provincia delle risse nei bar degli incendi nelle bidonville venite a portarmi le tracce della civiltà che trionfa venite a cantarmi le nuove canzoni della terra venite a sussurrarmi le favole con il lieto fine per farmi addormentare tranquillo amatemi sì coccolatemi sì cullatemi sì dondolatemi sì accarezzatemi sì

2026 —

Tre nuovi testi


01 — Nel sud di un mondo crudo

Io ero io sono io sarò
Nel sud del sud del suono
Cosa c’è?
Un buco un mare un gioco
Nel sud del sud del suono
Un riflesso un porco un fosso
Più giù di un mare urbano
Culturale questo affogare
Mentre la gola grida
Mentre la bocca annaspa
Mi togliete l’acqua
Mi desertificate il cuore
Mi succhiate l’aria
Mi sbriciolate l’amore
Ero e sono
Ero e suono
Nel sud di un mondo crudo
Umano più umano…
Nel sud di un mondo crudo
Io ero io sono io sarò
C’è un alieno sul pianerottolo
‘ntuassicato di vita
Nella sua overdose fatale
Infilato in un viaggio senza ago
La bussola rotta
La testa storta
Nella sua traversata fatale
Nostra sorella imprevista
Nostro fratello non voluto
Cade da una carretta sfondata
Galleggia su una barca maledetta…
Nostra sorella non voluta
Nostro fratello imprevisto
Nel sud del sud del suono
Cosa c’è
Fango che impiglia il pensiero
Derviscio che gira a testa in giù
Altri riflessi senza direzione…
Cosa c’è

02 — Ricordo e dimentico

Ricordo
Ricordo e dimentico
Riannodo
Riannodo e seppellisco
Oggi l’Italia domani un’altra terra
Ricordo e dimentico
Riannodo e seppellisco
Oggi la Calabria domani un altro buco
C’è un peso nella parola
E tutti i proiettili sulla testa
Ci sono prove sulla strada
Macchie di sangue
Resti di vite
Vorrei accorgermi di altre albe
Per abbellire questa noia
Per ancorarmi ancora
A un fiore
Per abbellirla questa noia
Vita male a me
Vita male a
Vita male
Vita
Nel gorgo
Nel fondo
Nel suo sud
Nel tuo sud
Nel sud del sud del suono
Affogare bene guardami nel mare
Biografare queste montagne raccontare
Nel sud del sud del suono
Affogare bene guardami nel mare
Non cercare
Non ripetere
Non rifare
Niente
Per oggi
Niente

03 — Il colpevole

L’arma che prendo
Il collo che incido
L’arteria che taglio
L’arma che impugno
Il colpo che esplodo
Il sangue che verso
La prova è evidente
Non si può cancellare
Tutti vedranno la mia faccia in ombra
Conosceranno la verità
Ineluttabile si mostrerà
Ma sono davvero io il colpevole
O è questa società confusa?
In fondo cosa ho fatto?
Non sono il primo non sarò l’ultimo
Ho solo ucciso
Ma sono davvero io il colpevole
O è questa guerra diffusa?
Il cervello però che dice?
Come funziona il meccanismo
Dell’essere che ero che sono che sarò
Il cervello però che dice
Lavora male
La pulsione è animale
Lavora male
E non posso
E non posso
Tornare a piangere da mia madre
O dal vecchio con la barba per raccontare
E non posso
E non posso
Chiedere scusa all’ultima maestra
O dire una preghiera a un santo che non conosco
E non posso
E non posso
Sopravvivo
Nel girone dei precipitati
Senza corda
Senza redenzione